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4 Passi sulla Gustav 2007

Breve reportage fotografico sull' ultima Manifestazione ormai divenuta "un classico", commentato dalle impressioni di Christophe Accadia.

 

 

 

La mia prima esperienza, non la definirei una mera visita, della Linea Gustav, e’cominciata qualche mese fa, per puro caso. Mi e’capitato di vedere un documentario su RAI3 che narrava le vicende dell’Abbazia di Montecassino in quei terribili mesi del ‘44. La curiosita’ mi spinse a cercare nelle spire della Rete, et voila’, sono finito sul sito “Dal Volturno a Cassino”. Un desiderio, maturato da lungo tempo, era sempre stato quello di visitare i luoghi chiave della Linea Gustav. Per me l’iniziativa dei “quattro passi”(ma sono stati di piu’ per fortuna!) e’parsa come la risposta ai miei desideri. Mi sono organizzato con i voli per le vacanze in quanto ora risiedo in Germania.. E la mattina di sabato 14 aprile, dopo una sana levataccia, sono stato recuperato dall’inossidabile Roberto Molle alla stazione di Cassino. Il suo cappello mi ha detto piu’di mille parole: “36th Texas. Il primo “briefing circolare” ci ha permesso di conoscere i nostri compagni di viaggio nel tempo e nello spazio, e poi via, senza indugio. Sono stato preso quasi di sorpresa, abbiamo cominciato proprio in uno di quei luoghi che ambivo visitare. E li e’ anche cominciato l’apprendimento vero, sul campo, con mappa alla mano, ed il grande Livio Cavallaro che raccontava e spiegava. Vedere i contrafforti montuosi da quella posizione, vicino alle ormai scomparse “barracks”, mi ha fatto una notevole impressione, mi parlavano di difficolta’ inenarrabili e fatiche sovrumane. E questo era solo l’inizio.

Ancora piu’impressionante e’stata la vista da sotto le pendici di Rocca Janula, il monastero sembra veramente lontanissimo, una metafora di pietra della inaccessibilita’.

La successiva visita all’interno della citta’di Cassino ha avuto termine alla “round house”, vicino alla stazione, con i racconti delle vicende dei Neozelandesi e del famoso battaglione motociclisti tedesco. Alla stazione, davanti alla stele commemorativa dei Neozelandesi, un poliziotto ha volenterosamente cercato di farci una breve illustrazione degli eventi, rendendosi poi conto che c’erano Roberto, Mauro e Livio che potevano far parlare le pietre.. L’ha presa con signorilita’ e simpatia, ed anzi si e’aggregato per un po’a noi. Nel corso di tutta la passeggiata, comunque, gli occhi vigili dell’Abbazia sembravano seguirci sempre, la stessa sensazione che devono aver provato i soldati alleati fino al quel fatidico 15 Febbraio del ’44.

Per me, comunque, il punto culminante della prima giornata e’stata quella che io personalmente chiamero’d’ora in poi la “salita dei Gurkha”. Dopo la visita a Rocca Janula, con le sue storie di atti di cavalleria ed incredibili assalti e difese, da parte di entrambi i belligeranti, abbiamo cominciato a salire verso la “Hangman’s Hill”. Il tempo non collaborava molto, c’era un cielo plumbeo ed ogni tanto pioveva. Ma, poco prima di salire sul bus che ci doveva portare su, e’stata lanciata l’iniziativa di percorrere l’ultimo tratto della ascesa a piedi. Non me lo sono fatto ripetere due volte, ed in un attimo (confesso, forse qualcosa di piu’) ero pronto, con scarponi ai piedi ed entusiasmo alle stelle. Un gruppo di una quindicina di volenterosi, guidato da Livio ed accudito da altri volontari, ha cominciato a salire. E qui c’e’ stato l’immediato impatto con l’esperienza diretta, ben lontana dai resoconti asettici degli storici militari. La salita era difficile, lenta, almeno per me, la pioggia aveva ricominciato a cadere e le rocce erano scivolose, bisognava fare attenzione. A volte mi ritrovavo con il viso a pochi centimetri dal suolo, cercando il prossimo appiglio. Ma questo era il meno. I miei sentimenti erano veramente confusi: da una parte vero entusiasmo per l’esperienza che stavo vivendo, dall’altra una sensazione di pena per quello che dovevano aver obbligatoriamente vissuto altri esseri umani in quei luoghi. Di sicuro, alla fine, stanco e bagnato, provavo un enorme rispetto per loro, ed ero comunque felice di averla fatta. Questo miscuglio di emozioni mi ha costantemente accompagnato durante tutti i due giorni della manifestazione.

Il secondo giorno e’stato altrettanto emozionante ed interessante. La giornata era splendida, con qualche nube cha non faceva altro che esaltarne la bellezza, quasi come per farsi perdonare le piogge del giorno precedente. Siamo partiti da Villa S. Lucia dopo l’oramai abituale briefing circolare, e ci siamo diretti verso Quota 575. Detta cosi suona semplice, ma quelle che abbiamo percorso erano le retrovie tedesche della Gustav, e tra una chiacchiera e l’altra ogni tanto si trovavano vecchie postazioni, e si veniva edotti sulle condizioni di vita, tra “valloni della morte”, e tempi di attesa di 18 ore per un rancio in prima linea. Debbo ringraziare Antonio Cipolletta per il suo entusiasmo, la sua gentilezza e le sue spiegazioni sempre esaustive.

Arrivati alle pendici della 575 l’Abbazia mi e’ apparsa davanti come una visione. E’ strano, in quei due giorni e’ stata sempre presente, ma non l’ho toccata mai..

La cosa che ho trovato veramente incredibile e’ che si ritrovano ancora vestigia dei combattimenti dopo piu’di 60 anni, sotto forma di schegge ed altro, addirittura un carro armato Sherman, divenuto ora un monumento ai caduti.

La vista dalla 575 era notevole, si vedeva l’intera valle che ospita i resti della masseria Albaneta, apparentemente intatta vista da li, monte Cairo che ci sovrastava, le Mainarde inaspettatamente innevate e tutto lo Snakehead’s Ridge.

Il pranzo alla masseria e’ stato bello, si chiaccherava di tutto, addirittura qualcuno ha declamato poesie! Gli ospiti tedeschi “aggregati” mi hanno mostrato alcuni ritrovamenti, per fortuna innocui: un proietto di mortaio inglese, e la testa di una bomba a mano tedesca.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Uno di loro e’un vero “veterano”, venuto in visita in queste zone almeno otto volte! E si e’visto, dai cimeli ritrovati..

La masseria stessa racconta di un’altro scontro incredibile, di cui potete trovare informazioni esaurienti in questo sito. Come ho detto, dalla 575 sembrava intatta, ma dall’altro lato era completamente distrutta. Era uno dei centro comando dei para’ tedeschi, ed era stata oggetto di un attacco di carri armati polacchi comparsi li’ dopo sforzi inenarrabili, era stata addirittura costruita una strada! La sorpresa duro’ poco, ed i carri, senza fanteria a proteggerli, furono eliminati uno dopo l’altro dai fallschirm Jäger. Io semplicemente non potevo credere alle mie orecchie, ma come ho anticipato, uno Sherman distrutto silenziosamente testimonia ancora quella improbabile battaglia.

La giornata si apprestava alla conclusione, ed alla fine ci siamo ritrovati tutti davanti al monumento polacco sulla cima 593. Forse il momento piu’toccante e’stata la preghiera comune, fatta per tutti. Non poteva che essere cosi.

Sono stati due giorni intensi e vivaci, sono veramente felice di aver partecipato ad un evento cosi coinvolgente fisicamente ed intellettualmente stimolante. Camminare con il cervello acceso fa bene! Dulcis in fundo, ringrazio tutti i membri dell’associazione, per il loro entusiasmo e per le loro capacita’ organizzative, ha funzionato tutto veramente bene, la logistica era perfetta! Mi ha fatto piacere inoltre conoscere altri appassionati, e ne approfitto per salutare Andrea, Antonello ed Antonio. Un grazie particolare a Livio Cavallaro, per avermi portato nel 1944 piu’di una volta, e a Roberto Molle per la sua accoglienza e la sua gestione tranquilla ed efficace. Grazie. Spero di poter tornare ancora.

 

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